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LA FATALITÀ DELLA GUERRA E LA VOLONTÀ DI VINCERLA

GIORNATA DI STUDI IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI DEL CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA CLASS E DIRIGENTE LIBERALE, I STITUZIONI E OPINIONE PUBBLI 14 NOVEMBRE 2017, UNIVERSITÀ SUOR ORSOLA BENINCASA BIBLIOTECA PAGLIARA, CORSO VITTORIO EMANUELE 292, NAPOLI [ Continua ...»»]

Ceto politico senza Qualità, di Piero Craveri. In libreria dal 20 ottobre.

Dopo De Gasperi sono mancati leader capaci di governare il cambiamento Un saggio di Piero Craveri (Marsilio) critica i partiti della Prima Repubblica http://www.corriere.it/cultura/16_ottobre_17/ceto-politico-senza-qualita-4223d9ce-946b-11e6-97ea-135c48b91681.shtml   INTERVISTA A PIERO CRAVERI, A CURA DI FABIO GRASSI ORSINI, IN “lIBRO APERTO”, GENNAIO -MARZO 2017, PP.115-123   FGO: Caro Piero, In occasione della pubblicazione del tuo ultimo libro ho [ Continua ...»»]

Diplomazia multilaterale e interesse nazionale.

Diplomazia multilaterale e interesse nazionale Dal Congresso di Vienna (1815) all’Atto Finale di Helsinki (1975) e oltre. La tradizione diplomatica italiana A cura di Rossella Pace [ Continua ...»»]

 

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        In occasione del 60° anniversario della morte di Gaetano Salvemini, ripubblichiamo la voce biografica a cura di Fabio Grassi Orsini, contenuta nel II volume del Dizionario del LIberalismo Italiano, Rubbettino 2015.

 

 

 


Omaggio a Giovanni Sartori. Castigat ridendo mores.

Fabio Grassi Orsini

La scomparsa di Giovanni Sartori, e’ stata l’occasione  per la stampa nazionale per  mettere in luce l’eccezionale contributo scientifico del grande politologo fiorentino.  Uomo delle contraddizioni, teorico del potere ma suo strenuo contestatore, controcorrente in un paese di correnti.  E’ stato anche ricordato per il suo caratteraccio toscano pieno di verve e di sarcasmo. Aveva criticato l’ “homo videns” ed era divenuto famoso al grande pubblico per le sue apparizioni televisive  e per i suoi articoli su “ Il Corriere della Sera”.

Si e’ detto che fosse negli ultimi anni diventato cinico ma il suo realismo, si e’ sempre accompagnato ad una visione etica della politica.  Si e’affermato che sia stato l’inventore della scienza politica italiana ma in realta’ questa scienza era nata con Pareto, Mosca e Michels; fu l’università italiana a scoprirla con tanto ritardo (come fu per la storia contemporanea di cui il primo titolare fu il suo grande amico Giovanni Spadolini). Il suo rapporto con la politologia fu infatti non privo di difficolta’. Giovane crociano (aveva letto Croce e Gentile nella sua autoreclusione per sfuggire alla leva reubblichina), parti’ per l’America come filosofo morale in erba e negli States scoprì Pareto e l’elitismo. Tornò innamorato della politologia ma dovette arrivare alla cattedra in quella disciplina passando per una docenza in filosofia e dottrina dello Stato. Fu, infine, egli a dare alla scienza politica italiana un suo statuto ed una metodologia. Esemplari sono i suoi studi su i sistemi politici e la teoria dei partiti. Alla sua scuola si sono formati tutti i politologi italiani, ed anche io a lui devo molto, per quanto riguarda i miei studi prosopografici sul ceto parlamentare, che sono stati influenzati dal suo saggio su ll Parlamento. Per questo lo dobbiamo ricordare, quando ancora abbiamo negli occhi il suo sorriso sarcastico: castigat ridendo mores.


Ricordo di Domenico da Empoli.

Emma Galli, Università La Sapienza Roma.

Il 3 dicembre scorso si è spento a Roma a 75 anni Domenico da Empoli, professore Emerito di Scienza delle Finanze presso l’Università di Roma Sapienza, dove si era laureato in Giurisprudenza con relatore Cesare Cosciani e dove ha svolto buona parte della sua attività accademica.

Oltre che illustre scienziato delle finanze e principale esponente della scuola di Public Choice in Italia, Domenico da Empoli era anche un appassionato ed erudito studioso di storia del pensiero economico italiano ed un attivo sostenitore e custode della tradizione italiana di Scienza delle Finanze, la cui importanza era stata riconosciuta in più di una occasione anche dal Professor James M. Buchanan, suo amico di lunga data conosciuto durante il periodo di formazione all’Università di Chicago.

Presidente per molti anni del Consiglio scientifico della Fondazione Luigi Einaudi, socio della Mont Pélerin Society, la principale associazione liberale nel mondo, socio e vicepresidente dal 1994 al 2000 della Società Italiana di Economia Pubblica, Domenico da Empoli aveva coltivato i suoi interessi di ricerca con rigore analitico e profondità pubblicando numerosi lavori, alcuni dei quali dedicati ai rapporti tra lo Stato sociale e la democrazia liberale, all’influenza della tradizione italiana di Scienza delle finanze sulla nascita della Public Choice, alla concorrenza fiscale internazionale, alla teoria dei beni pubblici, all’impresa pubblica, al federalismo fiscale.

Domenico da Empoli aveva ricoperto numerosi incarichi istituzionali prestigiosi in organismi internazionali, all’OCSE dove fu vicepresidente del Joint Committee for Trade and Cooperation, e all’ONU, dove fece parte della commissione preparatoria per l’istituzione dell’Autorità Internazionale dei Fondali Marini, di cui fu presidente.

Di modi affabili e signorili, Domenico da Empoli era una persona di grande cultura e spessore intellettuale, rigoroso e al tempo stesso arioso nel suo lavoro accademico, instancabile conversatore e convinto sostenitore del legame esistente tra lo studio della finanza pubblica e le libertà degli individui e degli Stati.

Il suo profondo interesse per l’analisi economica delle istituzioni politiche, costantemente condiviso con tutti i suoi allievi, ha trovato espressione anche nella fondazione nel 1983 della prima rivista europea di Public Choice Economia delle scelte pubbliche/Journal of Public Finance and Public Choice, che ha ospitato contributi di giovani e di illustri studiosi, italiani ed internazionali, e che rimane oggi per noi, insieme all’onestà intellettuale e alla passione per la ricerca, una delle sue eredità più preziose.


L’Italia di Romeo Paladino dello stato unitario, politico combattivo in Europa, è stato il maggiore storico del Risorgimento. Da leggere e studiare ancora, di Guido Pescosolido.

Vai alla voce biografica Rosario Romeo.


 

 

 

 

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