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Monthly Archives: febbraio 2018

Giuseppe Galasso e il Dizionario del Liberalismo Italiano, di Gerardo Nicolosi

Giuseppe Galasso è stato un amico dell’Istituto Storico per il Pensiero Liberale. Quando venne pubblicato il primo tomo del Dizionario del liberalismo italiano accettò senza riserve l’invito a partecipare come relatore alla sua presentazione, che si tenne alla Biblioteca della Camera dei Deputati nel 2012. Ciò non fu soltanto dovuto ai buoni rapporti esistenti con i direttori dell’opera e alla presenza tra gli autori delle voci di alcuni suoi allievi e di studiosi a lui vicini. Possiamo dire che si trattò di una condivisione quasi spontanea dei motivi ispiratori del Dizionario, da parte di chi, come è stato giustamente scritto da Eugenio Capozzi nel bel ricordo che qui pubblichiamo, può essere considerato come «il più diretto erede della scuola storiografica di Benedetto Croce». La presentazione del Dizionario fu dunque soltanto un pretesto per un incontro, quello tra Galasso e l’Ispli, da considerarsi inevitabile. E che in quella occasione non si trattò di una partecipazione di convenienza, come tante se ne vedono e dove si presentano libri che nemmeno si leggono, lo dimostrò l’inclinazione critica della sua relazione, ciò che non poteva non essere se si considerano le matrici intellettuali di Galasso. Sgombrò infatti subito il campo da ogni dubbio sul fatto che il suo sguardo sarebbe stato animato da spirito “irenico” – «in qualche punto sarò molto poco irenico», disse apertamente con sottile compiacimento da maestro – e si produsse in una vera e propria vivisezione del volume, soffermandosi sugli aspetti che lo avevano maggiormente colpito, su voci e autori che aveva letto con maggiore interesse, sui pregi e , ahimè, anche sui difetti dell’opera. Chi scrive, che è anche l’autore della Nota bibliografica pubblicata in apertura di quel volume, dovette incassare le critiche a proposito di alcune omissioni, di testi non citati e che invece a suo avviso andavano ricordati in sede di ricomposizione delle fonti edite negli ultimi venti anni per la storia del liberalismo italiano. La cosa ovviamente mi dispiacque molto, ma quando la sera ci ritrovammo a cena, in un ristorante di piazza Fontanella Borghese, uno dei luoghi di Roma cui è legata la vicenda complessiva del Dizionario del liberalismo italiano, probabilmente su indicazione di uno dei direttori mi chiamò al suo tavolo per farmi i complimenti per il lavoro “grosso” di coordinamento redazionale del primo volume. Oggi, dalla testimonianza del figlio, sappiamo che il Dizionario del liberalismo italiano , in particolare il secondo volume, è stato l’ultimo libro sfogliato da Giuseppe Galasso, trovato aperto sulla scrivania del suo studio alla pagina 831. Siamo andati a controllare, si tratta della voce biografica di Mario Pannunzio, che Galasso ha consultato con molta probabilità per la redazione del suo ultimo articolo sul “Corriere della Sera”, dedicato proprio al direttore del “Risorgimento liberale” e del “Mondo”. E riflettendo su tutto ciò, viene da pensare a quella Italia della ragione di cui scriveva Spadolini, che oggi ha perso un altro suo degno rappresentante.

Ricordo di Giuseppe Galasso (1929-2018), di Eugenio Capozzi

 

.La morte di Giuseppe Galasso ci priva di uno tra i più grandi storici italiani del secondo Novecento e del ventunesimo secolo.

Galasso è stato il più diretto erede della scuola storiografica di Benedetto Croce, e uno tra gli ultimi studiosi nel nostro paese – per non dire in Occidente – a sfuggire ad ogni strettoria specialistica, spaziando senza problemi dalla storia medioevale a quella contemporanea, dalla storia economica e sociale a quella istituzionale, politica e del pensiero filosofico.

Ma egli è stato erede di Croce anche in un altro, importante senso: in quanto è uno tra gli ultimi rappresentanti di una generazione di intellettuali per cui tra la vocazione agli studi storici e l’impegno civile esisteva una naturale continuità. Una continuità che però non implicava il sacrificio della deontologia dello studioso alla strumentalizzazione ideologica, ma piuttosto si fondava su un circolo virtuoso tra motivazioni etico-politiche e approfondimento scientifico (nella linea segnata proprio da Croce in La storia come pensiero e come azione), da cui entrambe le attività traevano linfa e giovamento.

Galasso ha vissuto questa profonda coessenzialità tra dibattito storiografico e politico fin dagli anni della sua formazione, quando, dopo la borsa di studio presso l’Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, entrò a far parte del circolo di intellettuali liberaldemocratici meridionali riuniti intorno alla rivista “Nord e Sud”, fondata da Francesco Compagna: tra cui Vittorio de Caprariis, Ugo La Malfa, Rosario Romeo e molti altri. Un circolo collegato a sua volta al gruppo del “Mondo” di Mario Pannunzio e a quello bolognese del “Mulino” in un unico, grande laboratorio di giovani menti appassionatamente dedite alla discussione su progetti per la modernizzazione e lo sviluppo di un’Italia alla prese con i problemi connessi ad una non facile integrazione con le società europee e l’Occidente industrializzato.

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