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Monthly Archives: aprile 2018

RICORDANDO ERCOLE CAMURANI di Corrado Sforza Fogliani e Renzo Ruffini, in Libro Aperto, Gennaio/Marzo 2018. pp.161 e ss.

Ercole era anzitutto un maestro. Già quando, lui Segretario regionale della GLI-Gioventù liberale italiana, lo conoscevo solo come “Camurani”, avevo ben compreso la sua stoffa, la sua forza di trascinamento, di indicare la strada. Poi, lo conobbi personalmente. E allora, alla considerazione che si deve a un maestro, unii la stima per un amico: amico amico, anche in politica (perfino — direi — in politica, dove di solito non esistono amicizie, ma solo alleanze).

Si distinse, fra l’altro, come studioso. Alla storia si dedicava con passione: quella di scoprire, di trovare esempi da imitare, da additare. E’ stato l’unico, vero studioso del Partito liberale: se la salute lo avesse assistito (e, invece, la sorte gli fu in materia avara, negli ultimi tempi) avremmo oggi unà storia completa del movimento liberale, di un movimento che ha avuto eminenti personalità, che ha arricchito tanti movimenti politici e/o partitici che gli sono sopravvissuti. Personalità liberali si sono disperse da tante parti, non solo politiche: e da tutte le parti hanno portato il senso della moderazione nell’innovazione. “L’Italia l’hanno fatta i moderati” era solito dire Ercole, e aggiungeva, pressappoco: “Gli altri, quelli che oggi si celebrano, che vanno oggi per la maggiore, magari solo perché avevano la camicia rossa o combattevano la monarchia unificatrice, quelli l’unità l’hanno solo messa in pericolo”.

Il meglio di sé, Ercole lo diede — oltre che nello studio — quando Malagodi (col quale aveva curato la produzione della rivista “Libro Aperto”, fondata dal leader liberale) divenne ministro del Tesoro nel Governo Andreotti, e lo chiamò alla sua Segreteria particolare. Ercole s’improvvisò anche in questo ruolo, subito s’orientò nei meandri (non solo fisici, non solo materiali) del ministero, tenne sempre i dovuti contatti con il Partito e con gli amici, si pose al servizio di quell’idealità che aveva sempre ispirato ogni sua azione, fin dalla prima gioventù.

Ercole Camurani ci lascia il ricordo di un liberale autentico, entusiasta, che non è mai venuto meno alle sue idee, ai suoi ideali, anche nei momenti più difficili della vita. 11 ricordo di uno studioso che ha sempre saputo unire le sue capacità di approfondimento intellettuale a quelle pratiche, in qualsiasi cosa, anche minore. Che è esattamente quel che contraddistingue i grandi.

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Scrivere di Ercole Camurani, Baba per gli amici, senza cadere nella retorica è impresa ardua,. considerando che chi 10 ha conosciuto ed ha avuto il privilegio nonché il piacere di lavorare con lui per molto tempo, tende ad eccedere nell’approccio troppo positivo alla persona e all’amico. Ma parlare di Baba diviene facile se di lui, come me, ha bellissimi ricordi sul piano umano e professionale e se lo guardi serenamente come una persona di grandi doti di trascinamento e di leadership, associate ad un irrefrenabile entusiasmo per le cose che intendeva fare e su cui riversava tutto il suo tempo senza apparente stanchezza o dubbi.

Le nostre vite si intrecciano quando frequentavo il Liceo Ludovico Ariosto di Reggio Emilia negli anni 60 ed Ercole era già stato segretario della Gioventù Liberale ed era da poco divenuto segretario del PLI di Reggio Emilia.

L’incontro con Baba fu per me letteralmente l’inizio di un nuovo mondo, dove Camurani rivestì contestualmente il ruolo di amico, leader politico ma ancor più di maestro di vita. Mi scelse per avviare una specie di competizione elettorale tra studenti per l’elezione del Consiglio di istituto, una sorta di rappresentanza degli studenti nel settore della vita scolastica. Con il suo aiuto e con la sua brillante iniziativa di costituire un giornale per studenti, “Alternativa” divenni presidente del Comitato studentesco. Da allora lo seguii sempre nella mia attività politica direi di seconda linea, divenendo con lui segretario provinciale GLI ed iniziando sotto la sua guida ad occuparmi di temi storici e di storia politica.

Lo seguii a Bologna quando divenne segretario regionale PLI ed io frequentai la Facoltà, di lettere e filosofia, corso di laurea in storia, fino a scrivere, su suo suggerimento, la tesi “Luigi Einaudi nella ricostruzione dello Stato democratico” che Ercole volle pubblicare nei quaderni dell’istituto per la Storia del Movimento Liberale.

In quegli anni, nonostante la ferma opposizione di Giovanni Malagodi, (che Camurani stimava moltissimo), alla nascita delle regioni nel modo in cui poi avvenne, mi chiamò per cercare un nuovo approccio liberale all’imperante spinta regionalistica allora in auge, e collaborai su sua indicazione e ad un nuovo modello per affrontare le tendenze politiche della novella Regione Emilia-Romagna. Questo sforzo politico di un approccio liberale al regionalismo valse la pubblicazione per la collana di Attualità politica della Sansoni Editrice del volume “Dare un senso liberale alla Regione. 1970/1975 cinque anni di lotte per una regione dei cittadini contro una regione dei partiti”. Libro di straordinaria attualità, credo ancora oggi, per la creazione delle regioni delle comunità, contro le regioni dei partiti. Continuai ad essere suo collaboratore anche quando vinsi il concorso per diventare dirigente della regione e lo seguii frequentandolo come vicino di casa, avendo sede regionale il PLI in viale Silvani la medesima della Regione di cui divenni, nonostante le immaginabili opposizioni, coordinatore generale della Assemblea e poi segretario della Giunta stessa, senza mai cessare di cooperare con Ercole.

Quando Camurani divenne per i suoi meriti politici ed umani, segretario particolare di Giovanni Malagodi, Ministro del Tesoro nel primo governo di centro destra, m’ invitò a scrivere nel libro a più mani, con Federico Orlando, Enrico Mattei, Cesare Zappulli ed altri autori di rilievo, “Nell’anno della centralità”, dove volle approfondire ancora una volta un nuovo modello di approccio liberale ad un sistema di governo, sperimentato in altri paesi europei ed emerso, grazie a lui come alternativa liberale ad una concezione politica che ci avrebbe allontanato dai Paesi liberali d’Europa.

Dopo quell’esperienza per me di grande valore anche personale le nostre strade si separarono. Io chiamato a Milano come direttore generale della Regiòne Lombardia e Camurani, dopo a fine dell’esperienza governativa, ai suoi studi e alle sue innumerevoli attività storiche ed editoriali. Lo riabbracciai al funerale di un nostro caro amico Gino Badini, anch’egli grande storico reggiano. Poi si trasferii in un’ altra città e non seppi più nulla fino alla notizia della morte.

Un’ultima cosa preme sottolineare e che è sempre stata scolpita nella mente e che rappresenta, a mio parere, il tratto distintivo di Ercole Camurani. Ha sempre costantemente sostenuto che il liberalismo non è un’ideologia ma un metodo per risolvere nell’interesse di tutti i problemi di una comunità e per accrescere gli spazi di libertà individuali e collettivi.

Ed era il garbo tutto liberale di non disconoscere a nessuno il diritto di esprimere le proprie opinioni ed il suo affabile modo di opporre le sue più profonde convinzioni a tutti gli altri che non la pensavano come lui. Una scuola indimenticabile di vita e di cultura autenticamente liberale per chi ha avuto la fortuna di incontrarlo.

 

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RICORDANDO ERCOLE CAMURANI

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